Prima Tappa: Cicloturismo in Italia con il giornalista Marco Trabucchi

Il cicloturismo per il settore turistico oggi si ritrova in una posizione strategica.

Da una parte il bisogno di prodotti legati all’attuale trend post covid della domanda turistica legata all’ outdoor, dall’altra un innata propensione alla sostenibilità, così spiccata da movere FIAB a scrivere direttamente a Draghi: “La transizione ecologica si fa in bici”.

E se un ruolo così forte si prestasse anche per la rinascita dello stesso settore turistico? Sono queste riflessioni che ci hanno spinto ad incontrare Marco Trabucchi, esperto di settore e editor di cicloturismo360.it, per scoprire tutte le opportunità e criticità del momento.

Marco e il bike travel: breve introduzione chi sei e di cosa ti occupi

Sono giornalista freelance e lavoro nella comunicazione. Curo progetti editoriali, ma anche ufficio stampa, attualmente sto lavorando per la 7° edizione dell’Alta Via Stage Race, gara a tappe mtb di 8 giorni che si sviluppa a giugno sull’Alta Via Ligure.

Da qualche anno scrivo di bici e lo faccio seguendo la mia passione per le due ruote su vari siti e giornali tra cui GQ, RedBull e Sole24ore. Mi definisco un ciclo entusiasta e pratico principalmente MTB e gravel, ma non disdegno la bici da strada. Questo per l’utilizzo ludico, sportivo. Per quanto riguarda la ciclo mobilità, vivo a Milano, e uso regolarmente la bici per andare al lavoro, fare commissioni e accompagnare mio figlio all’asilo.

Dall’anno scorso ho cominciato a usare la bici anche per fare turismo e l’esperienza è stata a dir poco meravigliosa. Proprio di Cicloturismo scrivo per il portale Cicloturismo360.it che ho contribuito a lanciare.

Il progetto cicloturismo360.it come nasce e cosa propone.

Quando Andrea Guerra, il fondatore, mi ha coinvolto nello sviluppo dei contenuti per il sito ho accettato subito con entusiasmo. Il cicloturismo, oggi di tendenza, fino a poco tempo fa era una realtà di nicchia che contava pochi appassionati. Oggi, grazie a vari fattori, la bici è protagonista di un rinnovato interesse e il cicloturismo sta conquistando sempre più appassionati.

Con il sito Cicloturismo360 vogliamo essere il megafono di un cambiamento di paradigma: in bici si va lenti, ma si è immersi nel paesaggio e in un’esperienza che coinvolge i 5 sensi. Un’esperienza, quella del viaggiare in bici, davvero totalizzante, che include la componente “nobile” della fatica e il piacere “mistico”, chiamiamolo così, di conquistarsi ogni chilometro percorso. Il focus del progetto rimane il viaggio, con consigli pratici e i cliccatissimi itinerari. Non manca la componente voyeuristica, l’amore per il mezzo bicicletta e tutto quello che ruota intorno alla bike industry: bici, abbigliamento, accessori e naturalmente eventi.

Identikit del cicloturista moderno?

Chi ancora considera il cicloturista un turista di serie B con poca capacità di spesa deve ricredersi. Se prima lo stereotipo era quella di un personaggio un po’ folle, cane sciolto, che partiva all’avventura in sella a bici improvvisate, generalmente inquadrato come tedesco, o comunque nord europeo, oggi le cose sono cambiate molto. Il cicloturista è considerato di fascia medio alta, con una spesa media pro capite di 75 euro al giorno. E non sono pochi.

Come è cambiata la domanda nei ultimi 3 anni e cosa vogliono i turisti?

La domanda è cresciuta parecchio. Il cicloturismo piace sempre di più. Lo confermano i numeri diffusi da Isnart-Unioncamere e Legambiente nel recente rapporto dedicato al settore: già nel 2019 i pernottamenti di cicloturisti nel Paese hanno raggiunto un totale di quasi 55 milioni, pari al 6% del totale delle presenze complessive, generando una spesa di 4,7 miliardi di euro (in gran parte arrivati dai turisti stranieri, che rimangono sempre la maggioranza).

Ma anche gli italiani si sono accorti di questo modo di viaggiare. E’ stato calcolato che i pernottamenti degli italiani hanno raggiunto i 20,5 milioni, se agli 1,4 milioni di appassionati che già d’abitudine fanno le vacanze in bicicletta si aggiungessero i novizi si potrebbe arrivare – secondo alcune stime – a quasi 26 milioni di presenze, con una crescita del 26%. Chiudo la parentesi dei numeri sul cicloturismo con una stima dell’Osservatorio Bikeconomy che mi ha molto colpito: secondo cui un milione di investimenti nelle piste ciclabili ne raddoppierebbe l’indotto, grazie all’incremento del turismo e dei posti di lavoro.

Al di là dei numeri che sono estremamente incoraggianti, il cicloturista chiede a gran voce solo una cosa: strutture dedicate, sicure e segnalate. Non parliamo solo di infrastrutture “pesanti” come le ciclovie, ma anche piccole ciclabili, raccordi, anche bike lane. Una volta stabilite le priorità, cioè la sicurezza, arriva l’accoglienza. Bike Hotel, BnB bike friendly sono servizi che ovviamente sono molto apprezzati, che danno la misura di una necessità: lasciare poco al caso e affidarsi ad operatori specializzati che sappiano guidare, orientare e assistere il cicloturista per ogni sua esigenza.

E’ il Trentino-Alto Adige la regione che vanta la rete più sviluppata: si parla di più di 3000 km di percorsi cicloturistici e, assieme a un Nord-Est allargato a Lombardia ed Emilia-Romagna, vede transitare quasi il 70% del movimento cicloturistico complessivo in Italia. C’è Tanto da fare sotto questo punto di vista. Pensiamo alle potenzialità di regioni costiere come la Liguria, la Toscana e l’Emilia.

Come si è evoluto il prodotto bike negli ultimi anni? Prodotto Italia?

A partire dalle sue umili origini, quando la bici era costruita totalmente in legno e non aveva pedali o freni, di sicuro ne ha fatta tanta di strada. Di sicuro il significato intrinseco della bicicletta non è cambiato: è stato il primo mezzo di trasporto umano a due ruote che negli anni è diventato simbolo di progresso, piacere, svago, libertà e naturalmente divertimento. Oggi la bici gode di una seconda giovinezza, una fascinazione ulteriore, cioè ai giorni nostri incarna una speranza, una speranza legata a un futuro migliore che segni un cambiamento di rotta rispetto al passato: mi riferisco al suo essere ritenuta un rimedio all’inquinamento, al congestionamento urbano, mitigando i cambiamenti climatici, ma anche problemi legati alla sedentarietà e all’obesità crescente.

Se nell’evoluzione vogliamo includere le bici elettriche, e le includerei, siamo arrivati al punto di congiunzione perfetto tra una bici e un mezzo motorizzato. Quest’ultima tipologia di bici, la ebike, è una rivoluzione, perché ha permesso di allargare la fascia di utenza a persone che altrimenti non avrebbero mai preso in considerazione l’uso di una bici. La vendita di e-bike, infatti, registra aumenti a doppia cifra, superando la vendita di bici tradizionali. Basta guardarsi intorno. La popolarità delle e-bike sta crescendo e le case produttrici coprono ormai tutti i segmenti di mercato delle bici tradizionali (city, trekking, Mtb e persino corsa), perché rappresentano un nuovo modo di pedalare, consentendo di percorrere distanze maggiori a velocità medie più elevate, aprendo a nuove opzioni di mobilità, nel commuting urbano ma anche per divertimento, come testimonia il boom delle e-Mtb.

Mi hai chiesto del prodotto Italia. L’Italia in questo mercato ricopre un ruolo di assoluta protagonista, essendo il primo produttore in Europa con 2,6 milioni di biciclette prodotte. Leggo qualche dato sulla bike industry italiana: (+16% nel 2019 rispetto al 2018) e 213 mila e-bike (+ 209%) ed esportando 1,5 milioni delle prime e 90mila delle seconde. Un mercato che vale complessivamente, stime ANCMA, l’associazione dei produttori di bici 1,35 miliardi di euro. Il motivo è semplice: Siamo sempre stati grandi costruttori di biciclette e ancora oggi molte aziende italiane rimangono l’eccellenza nella bike industry.

Mi riferiscono ai marchi storici come Pinarello, Bianchi e Colnago, per esempio, che hanno saputo fare innovazione, senza stravolgere la loro brand identity fatta di eccellenza e tradizione. Ma anche ai piccoli artigiani che costruiscono telai su misura e fanno cose pazzesche sia bici tradizionali che cargo o elettriche.

A che punto siamo con la digitalizzazione del settore? a tuo avviso le nuove funzionalità tecnologiche stanno aiutando i processi operativi? (gestionali/calendari/ticketing/pre/post booking)

Occupandomi anche di tecnologia diciamo che tutto il terziario è in fase di digitalizzazione e la pandemia ha accelerato questa trasformazione anche in settori che erano di norma restii al cambiamento, penso al tele lavoro. I vantaggi nel settore del turismo e della bike industry sono enormi per tutti: dal fornitore che così ha un riscontro immediato di domanda e gradimento, fino all’utente finale, che abbatte i tempi di ricerca e organizzazione. In ambito bike stanno nascendo servizi innovativi, per esempio come il noleggio di ebike tramite app diffuso su tutto il territorio nazionale, oppure i sistemi di prenotazione e organizzazione di tour click and go.

Dove saremo domani? Quali sono i trend che vedi e monitorizzi e come influenzeranno la domanda di domani – (esempio:self guided)…

Mi piace pensare che saremo a spasso. In giro, viaggiando e assaporando le tipicità del territorio e le sue bellezze, magari lavorando da remoto. Almeno spero. Sui trend mi ripeto, ma la centralità del mezzo elettrico sarà centrale, anche nelle due ruote. Servizi di noleggio efficienti, con mezzi moderni, saranno il fulcro per aumentare la mobilità dolce in ambito turistico, oltre alla costruzione di infrastrutture adeguate che rendono più sicura la circolazione delle bici.

Crisi covid quali opportunità

Le opportunità sono due: un cambio di cultura e paradigma che faccia diventare la mobilità dolce una priorità nelle nostre città. E poi economica, grazie ai fondi del Recovery found e del Next Generation Eu già stanziati, che saranno cruciali, soprattutto al sud. Si parla di incentivi a fondo perduto previsti dal programma “Resto al Sud”, che è un fondo di un 1 miliardo e 250 milioni di euro concepito per sostenere la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali destinate a chi ha un’età compresa tra i 18 e i 55 anni. Mi viene in mente in questo senso l’appello di Bike Square, una start up specializzata nel cicloturismo e il noleggio di bici elettriche, il cui obiettivo è quello di allargare la rete dei punti in cui poter noleggiare e-bike e organizzare tour alla scoperta dei territori coinvolgendo nuovi imprenditori e partner, in particolare nel Sud Italia e lungo la Ciclovia Tirrenica.

In linea a questa riflessione il team di Regiondo si sta muovendo con tutte le forze per essere protagonisti di questo cambio di cultura. É infatti in essere con Marco e Xeniapro una collaborazione che vede l’organizzazione di una tavola rotonda per accendere il dialogo tra gli operatori, e attivare questo cambio di paradigma.

Si tratta dell’evento: Focus Group “Bike Travel – In piedi sui pedali” Sfide e opportunità del prodotto cicloturistico in Italia – che si terrà il 24 e 31 marzo – 16.30 – 18.00

Il team di Regiondo Italia è orgoglioso di annunciare l’organizzazione e la moderazione di questo evento virtuale, con la consapevolezza che il cicloturismo sarà una colonna portante della ripartenza turistica. Qui tutti i dettagli per partecipare.

Marco per chiudere cosa ti piacerebbe emergesse da parte degli operatori durante il nostro evento?

Domanda difficile. Direi innovazione. Che non è solo una cosa tecnica o tecnologica, una cosa che facilita i processi, li snellisce e li automatizza, ma anche un cambio di paradigma, ovvero il pensare fuori dagli schemi per portare idee alle sfide che si presenteranno nel prossimo futuro.

Grazie mille Marco per le tue preziosissime informazioni, non ci resta altro che augurare buon lavoro a tutti rinnovato l’invito a partecipare al nostro evento. Focus Group “Bike Travel – In piedi sui pedali” Sfide e opportunità del prodotto cicloturistico in Italia  in cui approfondiremo tutti questi tempi in compagnia di altri esperti di settore.

A presto